La cultura dei Politici

1 – Le cornici della comunicazione.

Un uomo barbuto con il cipiglio e la sua arcigna compagna stretta nel bustino a stecche mi osservano, ormai da molti anni, dall’alto dei loro chiodi ritorti appesi al muro della sala grande. Ogni volta che passo sotto i loro occhi dipinti seguono attentamente il mio timoroso incedere attraverso la casa.

Il pensiero che tale mio avo fosse uno dei fondatori del Touring Club Italiano e che sua moglie fosse donna di cultura e di modo, tra le poche che nel’800 ne avesse libertà d’espressione mi muove sempre sulla schiena un brivido veloce, tra rispetto e timore.

Riflettendo bene non sono solamente gli sguardi e gli abiti ottocenteschi a ricordare alla mia povera schiena di tremare, bensì è la carta color nicotina, il tono vagamente seppia, ma soprattutto le grosse cornici in gesso dipinto, che con le loro anse e convoluzioni sottolineano i loro tratti, ed ogni mio respiro, verso l’unico moto possibile del mio immaginare; sono le cornici che mi rammentano di rabbrividire.

Félibien (1676) scriveva :
oltre al fatto che le cornici sono d’ornamento ai quadri, esse contribuiscono a farli apparire maggiormente. I mercanti e gli amatori, infatti non mostrano mai i propri quadri se non con una bordura, affinché essi producano un più bell’effetto. E’ per questo che gli italiani dicono che una bella bordura, che essi chiamano cornice, è il ruffiano del quadro

Cosa centrano in tutto questo i nostri politici, ma soprattutto le loro librerie? Ebbene la pazienza è la virtù dei curiosi, siete qui per intrattenervi nevvero?

Digressione

L’aspetto estremamente eccitante della comunicazione risiede nel fatto che ogni instante della nostra vita è intriso di atti comunicativi e che osservare la comunicazione, comprenderla ed agirla è naturale, così come frequente il nostro respirare. Chiunque desideri occuparsi di comunicazione potrebbe semplicemente iniziare a guardarsi attorno per trovare un’infinità di messaggi da analizzare.

Gli elementi che compongono la comunicazione sono molti: soggetto, sfondo, cornice, canale, codificazione e, non ultimo, il messaggio “vero e proprio” (il contenuto); ma la nostra attenzione sarà mossa su cornice e sfondo.

Non sempre è facile distinguere cornice e sfondo come entità separate, a volte si fondono vicendevolmente tra di loro, a volte sono nettamente distinte. La cornice è il perimetro dello sfondo, come uno steccato di legno delimita una proprietà terriera, o come il sottile bordo dell’inquadratura televisiva divide nettamente due realtà coesistenti, quella dello spettatore da quella del cameraman.

2 – La credibilità del fango

Ecco il “problema”, quando esiste, risiedere proprio in questo sottile confine dello spazio e del tempo; all’interno della cornice esiste un mondo alternativo allo spettatore, ed è proprio quando lo spettatore non vede questo confine, confondendo le due realtà, che la comprensione degli eventi viene distorta.

Quando un uomo politico o di spettacolo viene intervistato pubblicamente il suo obiettivo principale , oltre alla trasmissione di un messaggio, è quello di risultare credibile e coerente ai suoi spettatori. Per ottenere tale risultato dovrà tenere a mente, oltre alle parole utilizzate, che lo sfondo e la cornice, che lo avvolgano, siano anch’esse capaci di sostenere le sue argomentazioni e di conseguenza la sua credibilità in qualità d’interlocutore.

Non è difficile immaginare l’importanza della credibilità personale in questo periodo storico, soprattutto negli ultimi mesi ove la lingua comune si è arricchita di neologismi quali “macchina del fango” e “dossieraggio”; insomma, se volessimo aiutarci con un motto popolare si potrebbe affermare, senza avere il timore di essere smentiti da alcuno, che:

un imbecille può partorire parole sagge, così come un uomo di cultura proferire dotte idiozie.

Il concetto di credibilità ha occupato sempre un ruolo di rilievo nella nostra Storia, ed è proprio in questo aspetto però che si trova l’estremo limite della nostra natura, ovvero quello di essere spinti a valutare una persona in quanto insieme coerente di immagini, piuttosto che ascoltare se il contenuto delle sue parole sia, o meno, condivisibile o quantomeno di valore.

Sebbene ci venga insegnato che un “libro non deve essere valutato dalla sua copertina” continuiamo a farci rapire dalle sue immagini, così come dalle colorate confezioni dei cioccolatini o dagli “abiti” delle persone, credendo ingenuamente che la parte esteriore sia sempre degna espressione della parte interiore.

Ci affidiamo ad un medico per curare i nostri malanni, ad un avvocato per difenderci, ad un cuoco per mangiare bene, ad un insegnate per imparare, dimenticandoci che non è il titolo ad identificare in modo univoco le capacità di un individuo.

3 – Tira più un pel di cultura che un carro di buoi in salita

Piazzate quindi una bella libreria ricolma di libri dietro ad un uomo (o ad una donna) e avrete come effetto comunicativo quello d’infondere “soggezione culturale”, “intelletto” o quantomeno ispirare fiducia nelle argomentazioni espresse (non coscientemente s’intende).

“Cazzo, con tutti i libri che ha letto qualcosa avrà capito, forse, sarà meglio ascoltarlo”

In verità non li ha mica letti tutti quei libri e se li ha letti, con buona probabilità, non ha capito molto, ma per la comunicazione politica è importante che tu creda che l’uomo (o la donna) che ti sta parlando sia legittimato ad occupare quello spazio del tuo tempo e che tu vi debba porre attenzione; sia mai che si possa imparare qualcosa.

Come il macellaio sotto casa si farà fotografare con un bel quarto di manzo ed una grossa mannaia, il giornalista ed il politico avranno immancabilmente una bella libreria alle spalle.

4 – Le librerie dello spettacolo e dei politici

In questo modo, con una rapida ricerca sul web, è possibile trovare un Silvio Berlusconi sovrastato da una libreria ricolma, immacolata e di bianco vestita, con la foto di famiglia che fa capolino (per ricordare la sua integrità morale) ed allo stesso modo un Augusto Minzolini (ex direttore del TG1) e un Vittorio Feltri che, non domi della “semplice lettura”, ricordano agli spettatori che il loro sapere non è per nulla comune, bensì enciclopedico; un Oscar Giannino, sfortunato nell’essersi fatto sfuggire un senso d’inferiorità in un paese incolto e bigotto, che si accerchia di libri multiformi e colorati così come i suoi abiti dandy e rivoluzionari.

Nessuno sfugge all’inconfessabile e vanesio segreto di mostrare la propria schiacciante cultura; nemmeno il “pirata” Beppe Grillo durante una delle molte interviste rilasciate attraverso il suo blog, o un Pier Luigi Bersani, seppur con aria più dimessa, pronto a mostrare una cultura più democraticamente moderata.

Ogni persona può scegliere uno sfondo ed una cornice diversa come baluardo di coerenza della propria storia, presente, passata e futura, ma allo stesso modo questa scelta potrà anche essere usata per “muovere” l’immaginazione delle persone verso una direzione lontana e fantasmagorica.

Digressione

Nel cinema la cornice e lo sfondo sono gli elementi fondamentali del racconto e permettono l’instaurarsi del patto di finzione narrativa ove il regista è conscio di scrivere una bugia verosimile e lo spettatore finge che essa sia realtà: questa è la magia del cinema.

Ad una teoria deve corrispondere anche l’onesta ricerca della sua confutazione e per questo motivo alla schizofrenica ricerca di dare torto alle mie stesse e medesime idee ho cercato di scovare personaggi che, sebbene lontani dalla necessità di apparire come uomini colti si fossero ritratti con una propaggine culturale alle loro spalle. La ricerca è stata veloce, migliorabile, ma soddisfacente.

Sono riuscito quindi a trovare un Enzo Miccio (ma come ti vesti?) con uno sfondo di soli vestiti a confermare la sua professionalità di Stylist senza riuscire a trovare l’ombra di un libro che suggerisse la sua passione per la lettura. Forte della prima conferma ho desiderato esagerare e trovare conferme nella naturale contrapposizione al libro: il sesso.

5 – La cultura del porno

Rocco Siffredi non ha sicuramente bisogno di presentazioni e la ricerca di una fotografia al di fuori del suo ambiente naturale è stata un’indubbia avventura sulle strade di montagna, ricca di dossi e curve. Con certo stupore però sono riuscito a trovare un’ illuminante fotografia dello “Stallone Italiano” con una corona di libri che s’inarcava alle sue spalle quale monumento della cultura che ricordava ai più moralisti che Rocco Siffredi è anche un uomo d’intelletto, oltre che di sostanza.

Poi ho guardato con più attenzione e, sebbene convinto della squisita dotazione intellettiva nel nostro attore (deliziosa persona al pari dell’amabile attrice Moana Pozzi), mi sono accorto che in quella fotografia non si poteva parlava di cultura, in fondo era ancora una volta la meravigliosa magia del cinema, il patto di finzione tra gli spettatori e la famiglia Cesaroni.

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Camil

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