Studio Aperto ed il topo cane

studio aperto

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Nel 1996 Elio e le Storie Tese avevano inciso una meravigliosa traccia Rock – Demenziale che raccoglieva le migliori leggende metropolitane raccontate sino agli anni ’90 e che simpaticamente canzonava tutte quelle persone che, per avvalorare le loro tesi strampalate e poco credibili, ma soprattutto per farsi belli in fronte agli amici, scomodavano la memoria dei loro fantomatici cugini. “Mio Cuggino“, secondo singolo dell’album “Eat the Phikis” recitava:

“mi ha detto mio cuggino che una volta ha trovato in spiaggia un cane che invece era un topo”

Se qualcuno ha pensato, sino ad oggi, che tale racconto fosse solo una leggenda metropolitana oggi dovrà ricredersi grazie allo scoop giornalistico di Stefano Pancera, giornalista d’assalto che ha scovato per Studio Aperto la verità dietro la leggenda del “topo-cane”.

Il giorno 8 aprile 2013, in un solo minuto di servizio, tramite Studio Aperto e TGCom24, Stefano Pancera riporta una notizia scovata nel video di un notiziario argentino.

Un uomo argentino, mentre visitava la “Feria de la Salada” a Buenos Aires, ha trovato un piccolo cane di razza in vendita per un prezzo estremamente vantaggioso ed ha pensato di essere di fronte all’affare della vita, ma una volta portato il tenero animaletto dal veterinario, per effettuare un controllo di routine, questi ha svelato al povero signore che il suo acquisto, in realtà, era solo un grosso topo anabolizzato e con una semplice cotonatura del pelo.

Alla ricerca della “verità”

Scovato il servizio originale sulla rete sono andato alla ricerca, come probabilmente ha fatto Stefano Pancera, degli elementi che facessero intendere ad uno scoop sensazionale e che mi convincessero, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, che la notizia fosse reale; con mio grande stupore non ho potuto far altro che rafforzare le mie convinzioni:

  1. nessuna intervista diretta al signore che aveva acquistato il “topo cane”,
  2. nessuna intervista alla polizia locale che confermasse la registrazione della denuncia,
  3. nessuna intervista al veterinario che aveva constatato la vera natura dell’animale.

Di fronte alla fotografia dell’animale (sicuramente non elaborata con alcun software), alla testimonianza dell’amica del signore truffato, che assicurava l’intenzione del coetaneo di acquistare un Chihuahua (noto per il pelo folto) ed alla visione di un video internet inserito all’interno dello stesso servizio giornalistico, che avvalorava la teoria degli steroidi, non ho potuto fare altro che cedere di fronte alla realtà dei fatti ed accettare il tutto come un atto di fede.

Leggende Metropolitane crescono

La leggenda metropolitana del cane-ratto inizia a circolare nel 1983 diventando probabilmente una delle più famose del mondo. Tutte le versioni hanno alcuni punti in comune. La persona che trova l’animale è in vacanza, da sola, e non ha l’opportunità di parlare con qualche amico o familiare. Il paese in cui si trova è il Messico o nell’America Latina. Il giorno seguente l’animale viene trovato morto, malato, o semplicemente viene portato dal veterinario per una visita di routine. L’esito, comunque, è sempre lo stesso: il cane in realtà è un topo!

Per chi non fosse ancora completamente convinto rimando ad un interessante articolo del CICAP http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100283

Il Crossover dell’informazione

Le proposte di “una patente per fare tv” di Karl Popper, così come le osservazioni di John Condry in “cattiva maestra televisione“, sono rimaste a raccogliere polvere nelle librerie di noiosi intellettuali e raramente sono state prese in considerazione dalla maggior parte degli autori e delle reti televisive.

Il concetto espresso all’interno di questi libri è tanto semplice quanto comprensibile: la televisione ha un’enorme capacità di condizionamento culturale e come tale dovrebbe essere utilizzata per aggiungere cultura e non sottrarre educazione. Se la televisione ha un evidente e dimostrato potere “educativo” allora chi detiene il mezzo televisivo ha l’opportunità di condizionare le masse; per tale motivo è opportuno che la società civile, attraverso l’espressione del suo Governo, ne regolamenti le modalità di veicolazione dei contenuti.

La regola dell’audience, inoltre, impone alla televisione di orientarsi verso quegli argomenti che attirano maggiormente il pubblico preferendo raccontare solo quelle informazioni che sono in grado di fare scalpore e sensazione relegando invece le notizie meno attraenti.

La conferma di tale affermazione è alquanto semplice da trovare, basti osservare la proporzione di “buone notizie” e di “cattive notizie” all’interno dei notiziari o all’esagerazione di eventi normali con lo scopo di farli risultare eccezionali o catastrofici (sovente nelle notizie riferite al meteo).

Nessuno ha mai voluto fare un paragone tra scuola e televisione, ma immaginate se anche la scuola scegliesse i suoi argomenti in funzione dell’audience e non dell’utilità educativa, anche in questo caso non è difficile trovare degli esempi, soprattutto se ci soffermiamo ad osservare come in pochi anni le Università italiane si siano combattute con corsi di Laurea dai nomi ammiccanti, ma dalla totale inutilità e spendibilità delle stesse lauree nel mondo del lavoro.

Ebbene imparare a distinguere la notizia o diffidare ad accoglierla anche se si pensa che il narratore è persona “affidabile”, è una pratica che non dovrebbe mai passare di moda.

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Camil de Plume

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