Repetita Iuvant: la realtà a ripetizione

repetita

Chiedersi cosa sia davvero la realtà potrebbe sembrare, ad un primo momento, un’inutile prudore puberale, come le domande sul venire, dove andare o sulla permanenza, in realtà è l’esatto contrario.

Così se l’arrivo della maturità  permette di sostituire l’esistenzialismo con il cinico realismo del pagare le bollette, costruirsi un futuro soddisfacente e sopravvivere all’amore, la domanda sulla realtà non dovrebbe mai essere abbandonata, anche nella coscienza che tale quesito non avrà mai reale risposta.

Definiamo un piccolo paletto. La realtà, o meglio la percezione che abbiamo di essa, condiziona ogni nostra scelta di vita, ogni nostra decisione, poiché è in funzione di essa che decidiamo di agire in un modo, piuttosto che in un altro, o di non agire affatto.

Non preoccupatevi, non fuggite, non andremo ad esibire una digressione teorica sulla realtà, appropinquiamoci ad un discorso reale, pratico ed utile nel quotidiano.

Nell’accezione comune, ma anche nella verità scientifica, la realtà è quell’evento osservabile che si ripete più volte nel tempo. Osservo un evento nel tempo e se questo si ripete ho la conferma che esso sia reale; se accade una sola volta, o sono l’unico ad averne preso coscienza, inizierò a pensare di avere qualche strana allucinazione, o tuttalpiù di essere l’eletto.

Ogni mattina guardando fuori dalla finestra vedo un simpatico corvo volare e planare, piroettare nell’aria e sconfiggere la forza di gravità, ed è per questo semplice motivo che non credo che gli asini possano volare. La ripetizione del volo del corvo e l’assenza di un asino che viene a becchettare sul mio davanzale mi aiuta a distinguere la realtà dalla fantasia.

Poiché non abbiamo la fortuna, e nemmeno il tempo, di osservare tutto, dobbiamo affidarci ad altri per ricostruire la realtà; non ci affidiamo a chiunque, ma a persone che raccolgono la nostra stima, fiducia, reverenza o timore: amici, familiari, giornalisti, medici, politici o personaggi della Storia.

In proporzione quindi, se ci fermiamo a riflettere, quello che pensiamo sia reale è costruito per il 90% da “inferenze”, ovvero da informazioni di “seconda mano”, narrate e raccolte da altre persone. Non ho mai visto in prima persona un antico azteco, ma non ho dubbi sulla sua esistenza passata, molte persone continuano a raccontarmi della sua esistenza, questo è sufficiente perché io ne sia convinto.

Questa è la forza ed il limite del concetto di realtà. Lanciamoci coraggiosamente verso le conseguenze di tale fatto; avventuriamoci sulle opinioni di eventi, questioni e persone. Certo l’opinione non è la realtà, ma la somma delle opinioni costruiscono la realtà.

A questo punto del racconto credo che molti lettori possano sentirsi disgustati dalla ovvietà dell’argomento, così come molti miei studenti passati hanno dimostrato un misto tra confusione e disgusto giungendo a tale punto. Direte voi:

Io sono in grado di distinguere un’opinione da un fatto, mica sono uno di quelli che giudica immediatamente, mi faccio solo un’idea iniziale, poi posso cambiare giudizio,

nobile risposta, ma rispondo sinceramente:

Stronzate apocalittiche. La stragrande maggioranza delle persone non sanno distinguere un’opinione da un fatto. Giudicano velocemente (è un innatismo biologico di sopravvivenza) e non cambiamo idea nemmeno di fronte alla morte, poiché (primo) costa fatica (psicologica), e (secondo) la modernità ci ha reso consci che affermare di essere “giudicanti” ci accosta al paleolitico, meglio fingere.

La realtà si costruisce attraverso una ripetizione continua di eventi comunicativi che, insidiandosi silenziosamente nella nostra mente, muovono e riordinano il nostro concetto di reale. Si, stiamo parlando anche di manipolazione della comunicazione, quella utilizzata per convincere della genuinità di un prodotto commerciale o di un uomo politico, quella che crea la moda o che la trasforma in un regalo di natale “last minute”. La realtà non è altro che un atto comunicativo ripetuto a cui si è deciso di credere.

Quando un evento comunicativo viene ripetuto un numero sufficiente di volte, da un numero sufficiente di persone influenti, la comunicazione crea una nuova realtà a cui credere. facciamo qualche piccolo esempio:

1. giornali, politici ed “esperti” sostengono che la violenza scaturisce dal popolo solo a causa di fomentatori, non perché esistono delle evidenze oggettive che portano le persone, stufe di subire e nella disperazione, ad abbandonarsi alla violenza;

2. grandi dottori, psicologi e case farmaceutiche concordano che un bambino iperattivo è malato e per questo deve essere curato farmacologicamente, i genitori sono sollevati dal fatto che la responsabilità non è attribuibile a loro e, addolorati, imbottiscono di psicofarmaci i propri figli;

3. tutti i giovani hanno un cellulare, se ne sei sprovvisto sei un anormale,

4. la “società civile” identifica il nemico della crisi con la figura dell’evasore fiscale, tutti imbracciano i forconi dimenticandosi che la corruzione e la raccomandazione producono un danno economico 10 volte maggiore al paese.

Fortuna vuole che l’essere umano non sia solo conforme o uniforme e che nel prato di trifogli spunti ogni tanto un ranuncolo, ma confondere la medianità dell’evento con la “realtà vera” è un errore in cui incappano quotidianamente le persone.

La prossima volta che guardate un piccione becchettare sul vostro balcone provate a lanciargli una carota, potreste rimanere stupiti dagli eventi.

Camil De Plume

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