Sciacallaggio: Intervista al figlio di Preiti

sciacallaggioEntra di diritto nella categoria “Picchi di Giornalismo” il servizio giornalistico che molte reti televisive hanno realizzato con l’intervista al figlio undicenne di Luigi Preiti, lo “sparatore” di Palazzo Chigi.

In un’Italia allo sbando più totale la violenza è il piatto del giorno servito in molteplici salse ed intingoli. La violenza si perpetra nella pubblicità che favoreggia la violenza sulle donne, si muove nelle aule della Politica con intensi sapori xenofobi, raggiunge l’angolo delle strade o cavalca il web con le affermazioni di dispiacere per un colpo di pistola NON andato a segno.

Quale desiderio soggiace, non solamente ad alcuni tipi di giornalisti, nel ricercare costantemente l’esibizione della violenza nelle sue molteplici forme? Il sensazionalismo è come la droga, il senso di assuefazione giunge rapido e la dose successiva deve essere maggiore della precedente perché faccia effetto, sino a terminare con una ed inevitabile overdose letale. Siamo quindi giunti al momento dell’overdose nel giornalismo?

Voglio comunque affrontare la questione da un’angolazione diversa, da quella dove il giornalismo si è fatto forza sulle spalle dei precari, sul sensazionalismo e sull’estrema competizione tra i colleghi, nella speranza che il proprio nome corra in cima alla ribalta e che si distacchi dal 50% di coloro che guadagnano meno di 5.000 euro all’anno (fonte: ILFATTO – 2011).

Lungi da me iniziare a costruire una balzana difesa dei giornalisti che hanno intervistato il bambino di Preiti, o di trasformarmi in poche righe nell’azzeccagarbugli, difensore delle cause perse; sono però conscio del fatto che il risultato di un’azione non è mai figlia di una solo causa, come spesso si vuole far credere, ma che sono invece sempre molteplici le motivazioni che generano un evento.

Cosa spinge alcuni giornalisti a ricorrere a loro volta alla violenza, alla menzogna, all’inganno per attirare l’attenzione? sono solo cattivi professionisti o maldestri giocatori all’interno di un contesto che raccoglie anche regole perverse? inseguono solo un senso di sopravvivenza del più forte? o sono i furbetti dell’informazione?

Immagino che il percorso necessario per la pubblicazione in video di un servizio giornalistico non sia immediato e diretto, dal giornalista alla televisione, ma che ci siano diversi passaggi intermedi, per il montaggio e per la valutazione stessa del servizio, molte teste, molte mani, molti precari.

Il male avanza se il bene tace
All that is necessary for the triumph of evil is that good men do nothing.
Edmund Burke (1729 – 1797)

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Camil de Plume

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